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3 mar 2012

Sole, Pittime e Capanni


Una bella mattinata, calda e soleggiata, passata in compagnia di Antonio e Renato.
Partiti di buon ora (si fa per dire) ci siamo diretti sul torrente Saccione, al confine tra Molise e Puglia. Ieri vi avevamo intravisto un discreto numero di aironi (cinerini e maggiori), qualche garzetta, e una coppia di Pittime Minori (erroneamente scambiate a prima vista per Pantane). Oggi abbiamo deciso di intraprendere una delle nostre solite perlustrazioni per saggiare la possibilità di effettuare qualche riprese interessante. Quindi, armati di tutto punto (attrezzatura, teli e capanni memiteci, stivaloni, e quant'altro atto alla bisogna), lasciata la macchina, abbiamo percorso a piedi un buon chilometro risalendo il corso del torrente. 
Il Saccione, nonostante la sua portata risultasse estremamente ridotta, si è dimostrato molto ostico per l'avvicinamento al greto. Molto melmoso, con poche possibilità di guado, e con poche o nessuna possibilità di posizionarsi al coperto della vista delle "prede". Il risultato immediato è stato che i pochi uccelli presenti hanno preso quasi immediatamente il volo, uscendo totalmente dalla nostra vista.
Abbiamo comunque provato a posizionarci lungo l'argine, in posizione necessariamente sopraelevata rispetto all'irraggiungibile riva, più per verificare la possibilità di appostamenti futuri che nella speranza di rivedere qualche ala. L'attesa infatti, per quanto riguarda gli scatti, è stata vana. 
Ne abbiamo invece approfittato per girare questo piccolo video che già si candida a diventare un cult-movie di Officina Fotografica.




 
Nota: Per vederlo a schermo intero cliccare sull'icona "Youtube"


Giusto il tempo di completare il video, e abbiamo ripreso la via del ritorno. Tornando sui nostri passi però ci siamo resi conto che la coppia di Pittime non era affatto disturbata dalla nostra presenza, anzi, appariva decisamente in altri "affari" indaffarata. Gli "affari" erano ovviamente riconducibili al tentativo di trovare nel limo quulacosa che riempisse loro la pancia. Con il loro lungo becco trivellavano indisturbate il limo, al punto di immergerci anche la testa.  Purtroppo l'unica posizione in cui abbiamo potuto appostarci è stata in forte controluce, con indubbie ricadute sulla qualità delle immagini, ma alla fine qualcosa a casa abbiamo riportato. Dovremmo riprovarci in orario pomeridiano con sole alle spalle.




 


2 mar 2012

Uno sguardo diverso

o no? .....







Il Gheppio (Falco tinnunculus)

Continuiamo la carrellata avi-fotografica. Dopo la Poiana ecco il Gheppio.
Relativamente comune, è di facile individuazione lungo le stradine interpoderali, sui crinali dei valloni, o in aperta campagna, il più delle volte lo si avvista mentre è in volo di perlustrazione sulle campagne, magari fermo nella tipica posizione di stallo detta dello "Spirito Santo" perchè ricorda la raffigurazione iconica della colomba che simboleggia la terza persona della Trinità cristiana.
Le dimensioni sono contenute (32-35cm) con un'apertura alare tra i 70-80 cm. Il piumaggio varia in base all'età e al sesso. Alle volte caratterizzato da tonalità su cui spiccano il giallo, l'ocra e l'arancio, alle altre con tonalità più neutre sui toni del crema e marrone. In ogni caso molto bello, soprattutto nel contrasto generato tra il piumaggio, i grandi occhi cerchiati di giallo,  il becco nero piccolo e robusto, e le zampe di un giallo squillante







Alle volte lo si riesce ad avvistare appollaiato su qualche ramo spoglio o su un cavo dell'alta tensione. Ma la sua sospettosità gli fa prediligere quasi sempre posatoi molto elevati da cui riesce a tenere sotto controllo l'ambiente circostante. Non è molto vagante, nel senso che se "colonizza" un territorio non lo abbandonerà facilmente. In questo senso se individuiamo un esemplare con molta probabilità lo potremmo reincontrare anche nei mesi successivi nei pressi dello stesso posto.
La vista acutissima di cui è dotato non lo obbliga ad avvicinarsi molto al suolo, per cui spesso lo distingueremo solo come una piccola e snella sagoma scura nel cielo. Se il nostro desiderio è quello di fotografarlo dovremmo attendere che si abbassi nel tentativo di catturare qualche preda della sua tipica alimentazione: micromammiferi, piccoli rettili, grandi insetti. 







Per fotografarlo occorre pazienza, ma, se si ha l'accortezza di appostarsi nei pressi di un suo territorio di caccia, non sarà difficile coglierlo in volo. A differenza che per altri rapaci, dove la foto scaturisce più da un incontro fortuito che da altro, il nostro gheppio dovrà essere atteso. Se è la giornata buona, (e lo sono soprattutto quelle caratterizzate da una brezza sostenuta e da tempertature medio-basse) il nostro gheppio si concederà al nostro obiettivo senza grossi problemi. Dovremmo avere l'accortezza di posizionarci in un luogo abbastanza riparato, che potrà essere un capanno mobile, l'abitacolo di un'auto, ma anche il riparo di una siepe abbastanza coperta. Faremo anche attenzione a scegliere una posizione che consenta una buona illuminazione del soggetto. Affascinanti saranno le foto scattate con il sole radente alle spalle, che renderà ancora più calde le tonalità rossastre del gheppio,oppure quelle scattate in controluce, decisamente emozionanti ma più difficili tecnicamente.
A questo punto, una volta appostati, dovremo solo pregare la buona sorte perchè il nostro piccolo amico in volo ci rivolga lo sguardo, ponendosi di fronte all'obiettivo.

Lo "spirito santo" è senza dubbio la posizione più spettacolare e più facile da riprendere. Sceglieremo tempi molto rapidi per fermare l'attimo, oppure potremmo anche arrischiarci su tempi relativamente lenti che registrino il movimento delle ali che conferirà un dinamismo notevole all'intera immagine.






Ci sono altre due possibilità di fotografarlo. La prima è quando lo troveremo fermo su un posatoio.
Se riusciremo ad avvicinarci, cosa per altro estremamente difficile, potremmo fotografarlo con una certa facilità. Anzi (almeno questo è quello che ho riscontrato nella mia esperienza), più saremo perpendicolari alla sua visuale meno saremo scorti. Purtroppo, la relativa facilità della ripresa verrà penalizzata da inquadrature dal "basso verso l'alto" che toglieranno un po' di naturalezza all'immagine.



La terza possibilità di "cattura fotografica" è indubbiamente la più difficile, e solo la fortuna potrà aiutarci a riportare a casa uno scatto decente. E' quella della cattura della preda. Mentre si trova nella posizione di stallo, il gheppio, avvistata la preda, improvvisamente scarterà e si butterà in "picchiata planante" sull'obiettivo (non sul nostro, ovviamente, ma sul suo :-) ). 
Sorpresa, velocità e imprevedibilità ci renderanno estremamente difficoltosa sia l'inquadratura del soggetto, sia la messa a fuoco. 
Nove volte su dieci non saremo nemmeno in grado di seguirlo. Ma anche se inquadrato, in mezzo alla brughiera, o ad un canneto, o in un campo di sterpi, sarà quasi impossibile avere una messa a fuoco corretta. L'unica è affidarsi a San Culo. Se il santo dei fortunati ci avrà assistito, anche se la foto non sarà da esposizione, in ogni caso ci regalerà un'impagabile soddisfazione e una grande emozione ogni volta che la rivedremo.





 A me "il piccolleto" sta decisamente simpatico, e nonostante lo abbia fotografato centinaia di volte, non mi stanco mai di "catturarlo", e incrociando il suo sguardo, di ringraziarlo per il piacere che mi dà osservare il suo comportamento.

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1 mar 2012

Però io il gatto non l'ho trovato!!!

Vai per uccelli e trovi quadrupedi!
Improvvisamente una coppia di volpacchiotti si aggirava scanzonata nei pressi del vascone. Credo che siano stanziali perchè un' altra  volpe (non so se fosse una dei due o un terzo esemplare) l'ho intravista, dopo una mezz'ora, più avanti sul campo dei pivieri. Quindi, compagni fotocacciatori..... occhio al volpino!!!!






al Biferno, al Biferno

uè scetatevi ....

il Biferno aspetta ...


veramente ...

a me pareva più un incontro tra ....

e non dei fini poeti ed intellettuali come apparirebbe, falsamente, da queste immagini edulcorate ...